Modelli e atteggiamenti

Tratto da:
Argomenti di Architettura
Architettura & Città
Società, Identità e Trasformazione
Alessandro Camiz
Modelli e atteggiamenti: figure antropomorfe per il significato delle città
Di Baio Editore


Il principio che ha guidato l’azione critica del laboratorio si basa sull’assunto che il progetto di architettura costruisca le sue fondamentali relazioni di senso e di formaa partire dal contesto e, modificandolo, proponga la costruzione di figure di cui è parte costitutiva ciò che non viene progettato. La possibilità di costruire figure significanti in architettura si avvale quindi dello sconfinamento del limite della proprietà acquisendo, esternamente ai confini del lotto, elementi capaci, una volta composti insieme con quelli nuovi, di costruire una parte riconoscibile di città. Tale parte di città dove il contesto può assumere una prevalenza figurale rispetto al progetto stesso riconosce ‘che tutte le interpretazioni iconologiche della forma della città abbiano qualche possibile punto di tangenza con quella antropomorfica’.2 In tali casi il solo controllo della figurae della sintassi formale non sono sufficienti a garantire la conformità estetica. Il rapporto con l’archeologia e la storia divengono quindi il terreno privilegiato per sperimentare come i luoghi collettivi siano ‘il segno di una connessione con un sentimento antico’.3 Naturalmente il progetto contemporaneo in stretta relazione con uno specifico contesto storico o archeologico, utilizzando il ‘frammento dai molti aspetti figurali e significanti’4 mette in atto una duplice sfida compositiva: costruire ‘non solo forma ed identità, ma anche i modi della crescita e della mutazione, i sistemi di relazione’.5 Questi devono essere in grado di elevare il progettoa soggetto eloquenteper inserire elementi vitali nel contesto in termini materiali e simbolici contribuendo alla sua valorizzazione e conservazione. In questo senso il laboratorio accoglie materiali provenienti da aree culturali diverse e da ambiti disciplinari che vanno dal restauro, alla composizione, alla museografia, all’archeologia, al paesaggio e all’urbanistica. I termini del confronto disciplinare risiedono nell’interpretazione del senso profondo di ciascuna proposta - in termini di figura - focalizzando soprattutto
sul modo come ciascun progetto attribuisce ad un sito elementi di relazione e significato. Quindi non intendiamo proporre la storia, ‘officina di modellazione e rimodellazione delle nostre strutture teoriche’6 come pretesto, ma piuttosto come contesto7 significante per una architettura soggetto. Tale soggetto tenderà a disvelarsi diversamente
dalla maggior parte degli oggetti architettonici caratterizzati dall’autismo relazionale. Come ‘gli edifici contemporanei ci appaiono tanto più misteriosi poiché dissimulano volentieri i loro dispositivi di funzionamento’, 8 così le architetture soggetto risulteranno evidenti.

La anamorfosi di Bianca Irene Vicini e Federico Zamboni si propone
come esemplificazione di un’atteggiamento fortemente conformativo

Tra le tecniche compositive, quella dell’impiego dei modelli architettonici,9 risulta sicuramente la più intrigante proprio per la sua naturale capacità di veicolare significati.10 La scelta dei modelli in rapporto al contesto,11 l’utilizzo - in particolare - dei modelli antichi per il radicamentodell’architettura, la loro manipolazione formale mediante l’arte della deformazione12 richiede un’attenzione particolare agli atteggiamenti che il progettista assume nei confronti del progetto, così come agli atteggiamenti che il progetto assume nei riguardi del contesto. Come a stabilire un parallelo tra progettista e progetto il cui obiettivo è quello di fondare i presupposti di un’ architettura soggetto basata sulle ‘strutture permanenti del significato’,13 da contrapporre con forza all’ architettura oggetto.Per ‘ritrovare anche una capacità comunicativa obiettiva ed incisiva’14 occorre una architettura basata sulla ‘volontà del manufatto di autodeterminarsi’.15 Una prima disamina degli atteggiamenti ha condotto all’individuazione dei seguenti (da assumere come esemplificazione preliminare): conforme, difforme, conformativo, adattivo, mimetico, inautentico. La comparazione sistematica degli atteggiamenti possibili nel progetto e nel progettista, ricorrendo peraltro anche agli strumenti scientifici della psicologia comportamentale e dell’ analisi gestuale, sarà strumento utile all’individuazione di categorie analitiche capaci di fornire alla progettazione elementi ulteriori per il controllo compositivo dei modelli architettonici. In particolare la progettazione in area archeologica offre una casistica particolare dove il contesto diventa prevalente ed è quindi assolutamente necessario un simile affinamento della teoria. Quindi l’atteggiamento che il progetto e le sue figure fondamentali assumono nei confronti del contesto divengono metafora analogica degli atteggiamenti che il progettista assume nei confronti del progetto. La coppia comportamentale adattivo-conformativoè stata applicata in forma tassonomica ai progetti presentati e tra questi sono risultati particolarmente significativi: Elisa Ruggeri, Conservazione, recupero funzionale e restauro del complesso ex Montecatini a Milazzo: centro studi di Botanica, tesi di laurea, relatore prof. arch. Massimo Lo Curzio, correlatore arch. Antonio Bonifacio, Università degli studi ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria, Facoltà di Architettura, A.A. 2003/2004. Giuseppina Bruno, Monica Bellantone, Il progetto dell’esistente una proposta per la tonnara di Palmi, tesi di laurea, relatore prof. arch. Laura Thermes, correlatori: Fabrizio Chiappino, Antonella Russo, Gaetano Scarcella, Università degli studi ‘Mediterranea’ di Reggio Calabria, Facoltà di Architettura, A.A. 2003/04. Daniele Pomili (con Federico Basili, Luca Feliziani, Domenico Petrucci), Restauro di Porta Pia, Ancona, corso di Restauro architettonico, Università Politecnica delle Marche, corso di laurea in Ingegneria edilearchitettura. Livia De Andreis , Infrastrutture per l’arte contemporanea: le fondazioni, tra cultura e territorio, come nuova committenza, tesi di laurea in Progettazione architettonica e urbana, relatore prof. Gianni Accasto, correlatrici, prof. Anna Giovannelli, arch. Margherita Guccione, Facoltà di Architettura ‘Ludovico Quaroni’, Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’, A.A. 2004/05. Arch. Silvia Ombellini, collaboratore arch. Simone Riccardi, Il centro storico di Parma: identità, trasformazione e incongruo, arch. Dario Naddeo, arch. Patrizia Rota, Comune di Parma, Settore Pianificazione territoriale. Mariella Tavoletti, Un ‘continuum’ per Ascoli Piceno: da ex tiro a segno militare a facoltà di architettura, tesi di laurea in Architettura, relatore Prof. Loris Macci, correlatore arch. Alessandra Abbondanza, Università degli studi di Firenze, Dipartimento di Progettazione, A.A. 2001/2003. Bianca Irene Vicini, Federico Zamboni, Anamorfosi nello spazio architettonico. Progetto per una mediateca nell’area ex-Officine Minganti a Bologna, tesi di laurea in Architettura e Composizione Architettonica, relatore Prof. Ing. Franco Zerbini, correlatori prof. Giorgio Praderio, arch. Barbara Benini, Università degli studi di Bologna ‘Alma Mater Studiorum’, Facoltà di Ingegneria, A.A. 2003/04. Nicodemo Dell’Aquila, Parco archeologico-area di studio: Crotone, tesi di laurea in progettazione architettonica, relatore Prof. Gianfranco Moneta, Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’, Facoltà di Architettura ‘Valle Giulia’, A.A. 2002/03. Laura Calcagni, Centro termale e funzioni ricettive nel parco suburbano di Pianola e Monte di Scauri, tesi di laurea, relatore Prof. Francesco Cellini, correlatore prof. Paolo Micalizzi Facoltà di Architettura, Università degli studi di Roma Tre.

1. C. Sitte , L’arte di costruire le città. L’urbanistica secondo i suoi fondamenti artistici(titolo originale Der Städte-Bau nach seinen Künsterlischen Grundsätzen, Wien 1889) traduzione di R. Della Torre, Milano 1981, p. 90.
2. E. Guidoni, L’arte di progettare le città. Italia e Mediterraneo dal medioevo al settecento, Roma 1992, p. 47.
3. W. Tocci, Una idea di città per Roma, in R. Panella , Piazze e nuovi luoghi di Roma, il progetto della conferma e dell’ innovazione,Roma 1997, p. 7.
4. A. Terranova, Le pieghe dei mostri, in O. Carpenzano, Lo scambio del limite, Roma 2003, p. 17.
5. V. Gregotti, Dell’ordine, ‘Casabella, rivista internazionale di architettura’, n. 690, a. LVI, (maggio 1992), p. 2.
6. L. Barbera , Adlocutio pro Lauream Honoris Causa ad P. Eisenman, Aula magna del Rettorato dell’Università degli studi di Roma ‘La Sapienza’, 22 marzo 2004.
7. A. Capuano , Temi e figure nell’architettura romana. 1944-2044, Roma 2005, cfr. cap. III, Testo e contesto, pp. 107-141.
8. R. Secchi, Mode, modernità, architettura, Roma 2003, p. 16.
9. cfr. A. Camiz, Modelli antichi per il radicamento. Il palazzo dei ricevimenti e dei congressi e l’E42. ‘Interni Urbani, Architettura Città’, vol. 12-13, (La Spezia 2005) pp. 102-105
10. A. Camiz, Genere ed elenco. Tecniche compositive e significazione architettonica, in Questioni di Progettazione. L’esperienza del laboratorio di Progettazione architettonica e urbana 1 del Corso di Laurea in tecniche dell’Architettura e della Costruzione, a cura di R. Panella, Roma 2004.
11. A. Camiz, Otto classi analitiche di modelli per l’invenzione architettonica. Il ruolo guida della Storia, ‘Interni Urbani, Architettura Città’, vol. 12-13, (La Spezia:2005) pp. 179-181.
12. R. Panella, L’architettura come arte della deformazione, in Questioni di Progettazione. L’esperienza del laboratorio di Progettazione architettonica e urbana 1 del Corso di Laurea in tecniche dell’Architettura e della Costruzione, a cura di R. Panella, Roma 2004, p. 19.
13. F. Purini, Comporre l’Architettura, Roma-Bari, 2000, p. 34
14. R. Secchi, Architettura e Vitalismo. Scritti di architettura della modernità tradotti e commentati, Roma 2001, p. 49.
15. F. Purini, p. 113.

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